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​Politiche attive e beneficiari

 

Per contrastare la crisi economica più grave del Dopoguerra e preparare l'economia continentale ad affrontare le sfide del prossimo decennio, nel 2010 la Commissione Ue ha presentato la strategia Europa 2020.

Negli intendimenti essa dovrebbe "trasformare l'UE in un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva caratteriz­zata da alti livelli di occupazione, produttività e coesione sociale".  

Europa 2020 ruota intorno a tre obiettivi:

  • crescita intelligente: sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione;

  • crescita sostenibile: promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva;

  • crescita inclusiva: promuovere un'economia con un alto tasso di occupa­zione che favorisca la coesione sociale e territoriale.

 Da questi 3 obiettivi discendono 5 traguardi a cui tutti gli Stati membri dovranno tendere: 

  1. il 75% delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un lavoro;

  2. il 3% del Pil dell'UE deve essere investito in R&S;

  3. i traguardi "20-20-20" in materia di clima/energia devono essere raggiunti (compreso un incremento del 30% della riduzione delle emissioni se le condi­zioni lo permettono);

  4. il tasso di abbandono scolastico deve essere inferiore al 10% e almeno il 40% dei giovani deve essere laureato;

  5. 20 milioni di persone in meno devono essere a rischio di povertà.

Portare il tasso di occupazione al 75% significa porre le basi della modernizzazione dei mercati del lavoro incentivando una maggiore partecipazione dei giovani, dei lavoratori più anziani e di quelli poco qualificati e una migliore integrazione degli immigrati legali.

La priorità per l'Italia è innalzare il livello d'istruzione e di formazione della popolazione e ridurre nel tempo, fino ad azzerarla, la quota di coloro che non possono vantare titoli di studio o siano in possesso solo della licenza elementare.

Le politiche attive del lavoro - la formazione, la riqualificazione, gli strumenti di orientamento, l'alternanza scuola lavoro, i tirocini, le work experiences e l'appren­distato - devono puntare a rendere più occupabili i lavoratori inoccupati o disoccupati.

L'attuale quadro istituzionale prevede che le politiche attive siano assegnate alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, mentre quelle passive sono di competenza esclusiva dello Stato.

Il Decreto Legislativo n. 469/97 ha disciplinato il conferimento alle Regioni e agli Enti locali delle funzioni e dei compiti relativi al collocamento e alle politiche attive.

Si è così realizzato un decentramento di competenze alle Regioni e da queste alle Province e sono state disciplinate le modalità necessarie per l'autorizzazione a svolgere attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro da parte di imprese o gruppi di imprese private.