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  • In Evidenza
  • 20/12/2010
  • Nota sull’analisi della spesa sociale in Italia


Nel 2008, alla vigilia di quella crisi che sta tuttora mettendo alla prova la società e l’economia italiana, il Governo ha inaugurato la legislatura con due atti distinti ma complementari.

La prima manovra estiva incarnava la consapevolezza delle enormi difficoltà cui lo Stato, non meno della società, sarebbe andato incontro negli anni a venire. La tempestiva messa in sicurezza dei conti pubblici ha permesso di salvaguardare la credibilità dello Stato italiano e con essa quella dei titoli di debito che emette. Il tempo della crisi finanziaria, ma anche quello che le seguirà, sono infatti segnati dal tramonto definitivo dell’impunità del debito sovrano e, perciò, le politiche pubbliche non possono più prescindere da considerazioni di compatibilità finanziaria sia con riguardo al loro impatto sul deficit annuale, sia ancor più con riguardo alla loro sostenibilità nel lungo periodo. A maggior ragione si è perciò chiamati, oltre che a seguire politiche di rigore e parsimonia nell’introduzione di riforme, anche ad una spesso dolorosa ed impopolare opera di prosciugamento della vaste sacche di spreco o di iniquità presenti nel complesso della spesa pubblica italiana...

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