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  • 02/03/2011
  • Lavoro, la "flessibilità" a misura di mamma

II telelavoro in alternativa ai congedi parentali o facoltativi; una banca ore; orari flessibili in entrata e in uscita entro i primi 3 anni di vita del bambino; la trasformazione temporanea del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale per i primi 5 anni del bambino o per assistere 4enitori e familiari;giornate "lunghe con orari concentrati dei propri turni. Queste alcune novità contenute nella bozza delle linee guida sulla conciliazione dei tempi di lavoro e di famiglia presentata dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alle parti sociali. Tutte queste misure usufruirebbero della detassazione al 10%. Sulle linee guida «per l'avvio di nuove relazioni industriali e di lavoro a livello decentrato,a sostegno della famiglia, della donna e delle politiche di Telelavoro e meno tasse: il ministro Sacconi presenta le linee guida per conciliare l'impresa e la famiglia conciliazione», così come vengono definite nel documento, devono ora esprimersi le parti. Misure che, dunque, si propongono a vantaggio delle lavoratrici madri ma anche dei padri e di chi deve accudire familiari (dai genitori al coniuge ai figli). La rimodulazione degli orari e dei tempi di lavoro, si rileva nella bozza, e le politiche aziendali di conciliazione possono beneficiare fiscali misure scali di detassazione del salario di produttività nell'ambito di accordi di secondo livello che aumentano produttività ed efficienza. Si prevede, tra l'altro, la costituzione di asili nido aziendali e interaziendali e l'attivazione di servizi collettivi di trasporto da e per gli asili pubblici. Sempre sul l'pianeta donna, anche l'Ue sostiene idea delle quote rosa ai vertici delle aziende. «In un mondo ideale le imprese dovrebbero volontariamente» raggiungere l'obiettivo di avere più donne nei posti di comando, ma «siamo anche pronti, a partire dal 2012, se necessario, ad attuare la pressione delle regole». A sottolinearlo sono il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, e la commissaria Ue alla Giustizia Viviane Reding. L'ultimo rapporto sulla parità uomo-donna nei posti di direzione delle aziende indica che, in media le donne rappresentano il 12% dei membri nei consigli d'amministrazione delle più grandi imprese quotate in Borsa dell'Unione europea. L'obiettivo Ue è quello di arrivare, entro il 2015,ad almeno il 30% di membri donne nei cda delle aziende per salire fino al 40% nel 2020.

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