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  • 17/10/2013
  • Pensioni, differenze tra uomo e donna: l’Ue apre una procedura d’infrazione

 

La Commissione Europea è in procinto di aprire una procedura d'infrazione contro l'Italia a causa della norma che fissa una differenza tra uomini e donne negli di anni di contributi che devono essere versati per ottenere il pensionamento anticipato. Un contenzioso del genere era già stato aperto nel 2010 con un vero e proprio ultimatum, sempre per la situazione del pubblico impiego. La questione venne allora risolta dal governo attraverso la riforma che portò anche per le donne, a partire dal 2012, l'età pensionabile a 65 anni.

Alla base della decisione c'è una sentenza dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea emessa il 18 novembre 2010 (C-356/09), secondo la quale attribuire al datore di lavoro di diritto pubblico la facoltà di licenziare gli impiegati che abbiano maturato il diritto alla pensione di vecchiaia per promuovere l'inserimento professionale di persone più giovani, darebbe un «vantaggio» di cinque anni per le donne, che maturerebbero prima il diritto alla pensione di vecchiaia. Per la Corte questo costituisce una discriminazione basata sul sesso, e vietata dalla direttiva 207 del 1976 che, definendo l'applicazione della parità di trattamento, «implica l'assenza di qualsiasi discriminazione fondata sul sesso ».

La legge incriminata, in questo caso, è la 214 del 2011 che, all'articolo 10, stabilisce che i contributi minimi - validi sia per il settore pubblico che per quello privato - per ottenere la pensione prima di arrivare all'età massima sono stati fissati in 41 anni e 3 mesi per le donne e 42 anni e 3 mesi per gli uomini, con il progetto di aggiungere un ulteriore mese ciascuno per ogni anno successivo. La norma italiana - che peraltro dovrebbe entrare in vigore a gennaio 2014 - è in contrasto anche con l'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea.

La decisione di messa in mora dell'Italia rappresenta il primo passo della procedura d'infrazione e viene seguita, a stretto giro, dall'invio al governo di una lettera in cui vengono dettagliate le contestazioni e chieste delucidazioni entro un ragionevole lasso di tempo (in genere un paio di mesi).

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